
Anche quest’anno si celebrerà il Pride nelle strade di tutto il mondo, in Italia già dalla scorsa edizione abbiamo aderito al movimento “Arrevutamm Pride”, previsto per il 20 giugno 2026 a Napoli, anziché dar voce ai cortei ufficiali gestiti dai partiti politici vicini alle lobby della guerra.
La motivazione è etica, unica e fondamentale: non saremo liberə se saremo complici di guerra e genocidio.
Numerosi personaggi politici e pubblici intrattengono interessi economici con la principale azienda di difesa, armiera e aerospaziale italiana, Leonardo (gigante globale con un fatturato di circa 17 mld di euro), a seguire con Avio e MBDA. Persino ultimamente abbiamo assistito al negazionismo ottuso di alcuni insospettabili sedicenti intellettuali, i quali si ostinano a rifiutare la realtà che si sta vivendo a Gaza. Quella realtà si chiama genocidio, e alcuni riescono ancora a negarla.
I diritti queer e trans vengono strumentalizzati dai nostri personaggi politici asserviti ad Israele e Stati Uniti per giustificare il genocidio del popolo palestinese.
Nello stato occupante e genocida di Israele si è verificato, negli ultimi anni, una potente campagna di propaganda sull’integrazione dei diritti delle comunità LGBTQIA+, ma è facile vedere oltre l’inganno del rainbowashing un’intenzione chiara di tenere a bada il dissenso distribuendo bandierine arcobaleno.
La retorica islamofobica usata dai governi di destra in tutto il mondo sta cercando di distrarre le masse dalla ferocia disumana con cui si continuano a perpetrare orrori quotidianamente ai danni di popolazioni “lontane” dal nostro sentire occidentale.
Eppure le organizzazioni ufficiali del Pride, insieme alle rappresentanze nazionali LGBTQIA+ che affermano di rappresentare la nostra comunità, sono rimaste in silenzio sulle proprie responsabilità politiche mentre sostengono i Paesi colpevoli di genocidio.
Mentre le persone scendono in strada per celebrare la liberazione LGBTQIA+ in questo mese del Pride, le principali rappresentanze politiche continuano a sostenere silenziosamente il gigante guerrafondaio USA insieme a quello illegale e criminale di Israele, perché chiaramente i loro interessi economici legati ai produttori di armi.
Non resteremo in silenzio mentre portano avanti una guerra sempre più ampia in nostro nome.
Non siamo soli, il 60% degli americani vuole smettere di armare Israele con i dollari delle tasse. I giovani sostengono in modo schiacciante la liberazione palestinese.
Le persone LGBTQIA+ di tutti i ceti sociali si sono mobilitate costantemente negli ultimi due anni e mezzo, molti di noi hanno dovuto affrontare la repressione violenta e azioni legali di conseguenza.
Allora perché le organizzazioni LGBTQIA+ che affermano di rappresentarci sono silenziose?
Il governo degli Stati Uniti e le società che fanno con esso affari miliardari utilizzano le stesse armi, strumenti di sorveglianza e tattiche per colpire immigrati, persone trans e attivisti che lottano per porre fine al genocidio palestinese.
Quando le organizzazioni del Pride tacciono su una qualsiasi di queste questioni e quando consentono alle società complici di partecipare agli eventi del Pride, indeboliscono il nostro movimento di fronte a questi attacchi coordinati anche contro di noi.
Le stesse società complici del genocidio palestinese, del genocidio trans e dei rapimenti ICE sono complici di questi crimini oltre che a Gaza, anche in Libano, Sudan, Repubblica Democratica del Congo e molti altri paesi.
Le organizzazioni che affermano di rappresentarci e sostenerci investono attivamente in relazioni con aziende che traggono profitto dalla nostra morte e dalla normalizzazione di uno stato di apartheid e genocidio costruito su terra rubata. Il Pride non è diverso, consentendo ai profittatori di guerra di propagandare i loro marchi nelle nostre strade, infiltrarsi nel nostro movimento per le loro plusvalenze ignorando l’ethos su cui Pride è nato.
In onore delle radici del Pride come protesta e dell’impegno dei nostri antenati trans per la giustizia, non resteremo in silenzio di fronte a questo.
Siamo in un momento della storia in cui i diritti queer e trans sono sotto attacco senza precedenti,e questi attacchi sono effettuati dagli stessi attori che sostengono il rapimento degli immigrati , la corsa agli armamenti, la repressione del dissenso.
Gli strumenti e le tattiche che usano sono gli stessi, che si tratti di vietare alle persone trans l’uso dei bagni, inviare più armi a Israele o costruire centri di detenzione. Quando le organizzazioni del Pride scelgono di essere complici di questo apparato violento, rafforzano il genocidio della nostra comunità. Saremo perseguitati finché gli altri saranno perseguitati. Sostenere qualsiasi genocidio è autodistruttivo.
Meritiamo un Pride che rifletta tutti noi: la nostra sopravvivenza dipende da questo.
Le comunità hanno un bisogno vitale di coerenza politica e consapevolezza, continueremo instancabili nel diffondere queste informazioni e resisteremo ad attacchi repressivi e persecutori da parte dello Stato.
Non solo per questo mese, ma ogni giorno, grideremo forte il nostro dissenso alla logica della violenza, chiediamo che le organizzazioni LGBTQIA+ ovunque nel mondo ascoltino la chiamata delle persone queer e trans di coscienza: impedire la presenza nel nostro Pride alle società che traggono profitto dal genocidio e dalla persecuzione delle nostre comunità.
Uniamoci per fermare le bombe e squarciare il velo di omertà che è stato calato dall’alto, dall’ordine costituito dei nostri governi, per non mostrarci il vero volto del potere economico globale degli Stati Uniti e di Israele!
Condanniamo il rainbowashing e l’omonazionalismo!
“NO PRIDE FOR SOME OF US, WITHOUT LIBERATION FOR ALL OF US.”
[MARSHA P. JOHNSON]


